SneakerStory: Air Jordan 3. La Scarpa Della Rinascita.

Aj3 Post

Tempo di lettura: circa 7 minuti

Michael Jordan non è soddisfatto delle sue ultime scarpe, le Jordan 2. Sono disegnate (e si dice prodotte) in Italia, ispirate all’alta moda, dalle linee pulite e con una qualità incredibilmente superiore alle precedenti ma... non gli piacciono: sono scomode e pesanti. Tra l'altro non le ha potute indossare neanche molto, visto l'infortunio al piede che lo ha tenuto lontano dal campo per un po'.

Air Jordan 2 II History | Ietp
A chi piacciono le Jordan 2?

Inizia così una lunga riflessione da parte di His Airness: tornare al suo primo amore, quell'Adidas a cui si era avvicinato qualche anno prima, un contratto mai firmato a causa dei già tanti giocatori nella squadra del trifoglio tedesco, oppure fondare la "Michael Jordan INC" con i designer delle prime 2 Jordan, Rob Strasser e Peter Moore, appena allontanatisi da Nike?

In quello stesso 1987, il muro divide Berlino est da Berlino ovest e sembra lontano dal crollare. La guerra fredda attraversa ancora l’Europa, ma la prima generazione Erasmus cancella le distanze, facendo sperare in un mondo senza più confini; in Italia i nomi politici del momento sono Cossiga, Craxi e...Cicciolina, sì lei: la pornostar, eletta tra le fila del partito radicale. Nel frattempo, dall’altra parte del mondo, Matt Groening dà vita alla Serie Tv più longeva della storia, i Simpson, mentre Steve Jobs presenta il Macintosh II, un personal computer che arriva a costare 7.000 dollari; in Giappone la Capcom lancia uno dei picchiaduro che hanno fatto la Storia dei video giochi, Street Fighter (scommetto che se siete stati ragazzini nerd negli anni 90 come me, beh... è anche uno dei vostri primi giochi per super Nintendo). 

Torniamo a Beaverton, nell'Oregon, dove i muri sembrano sul punto di crollare da un momento all'altro.
L’ingrato compito di disegnare le prossime scarpe per Jordan, scarpe che potrebbero non vedere mai la luce, tocca ad un ragazzo tanto giovane quanto visionario.

Ex atleta dell’Oregon, corridore di buon livello, laureato in Architettura per seguire la sua passione per il design, Tinker Hatfield, allora 35enne, è entrato in Nike anche grazie alla vittoria in un contest per una scarpa dal design futuristico che voleva conciliare la comodità con l’eleganza, come dire una sneaker da usare con lo smoking in un’epoca in cui i mocassini si usavano anche in casa... Naturalmente Tinker Hatfield ha sentito parlare di Jordan, ma non ci ha mai avuto a che fare.

Peter Moore (storico Designer Nike e Jordan), prima di andare via, ha lasciato degli scarabocchi con loghi e bozze per la nuova iterazione del logo alato, una scarpa che parte dall'idea del designer per arrivare ai piedi dell'atleta. Hatfield, però, scopriremo non essere d'accordo: forse l'esperienza in architettura aveva conciliato l'idea della struttura al servizio dell'uomo, e non il contrario. Per lui, quindi, la prima cosa da fare è “ascoltare” l’atleta di Brooklyn, perchè solo così la scarpa può corrispondere ai suoi desideri fuori dal campo, ed ai suoi movimenti dentro.

Un estratto dal libro che sto leggendo "SNEAKERS" - di Rodrigo Corral, Alex French e Howie Kahn, racconta la sua versione dell'evento che cambiò tutto.

Knight non sopportava i pianificatori di spazi, che erano solo capaci di lamentarsi. Moore così prese da parte Hatfield ma, invece di licenziarlo, lo ricollocò nella sezione Design, per lavorare insieme al team Air per portare l'unità visibile sulle scarpe da gioco, da running e più in generale farne il cavallo di battaglia di Nike.
Il giovane Designer quindi fa qualche sketch e lo presenta a Moore, che convinto li porta da Knight.
Il fondatore ne resta così colpito che addirittura si lancia in un "Non ho mai visto disegni così, sono molto buoni. Ma chi è il disegnatore?", alla risposta di Moore che era stato Tinker, Knight non si scompone ma chiede perchè non lo avesse licenziato, e che forse avrebbe dovuto licenziare Moore stesso.
Alla fine, il capo designer di Nike lasciò, a sua detta, Tinker a lavorare sull'AIR bag, perchè aveva altro da fare. Lui se ne andò, e Hatfield creò la J3.

WHO IS TINKER HATFIELD?
Tinker Hatfield, il genio.

Tinker Hatfield vola da Michael Jordan, che si presenta stufo e sicuro di voler mollare lo Swoosh perchè convinto di trovare con facilità un nuovo contratto altrove. Il designer non si fa scoraggiare, ascolta con attenzione tutte le critiche del cestista, fa domande, prende nota delle sue parole, osserva l’atteggiamento, studia l’abbigliamento. 

Un approccio molto diverso dai designer che l’hanno preceduto, poco interessati ad aspetti di motricità fisica applicata alle scarpe e allo sport ma sopratutto ai desiderata dell'atleta ("la cosa positiva delle scarpe Performance all'epoca era solo che non ti facevano venire le vesciche" cit. Peter Moore), e più simile a quello di Bill Bowerman, socio fondatore della Blue Ribbon, poi NIKE, insieme a Phil Knight. Bowerman, allenatore podistico di Portland, alla fine degli anni 60 sembra uno scienziato pazzo, combina scarpe e suole, materiali di sua invenzione per calzature e piste di atletica per provare che con le scarpe giuste gli atleti, anche quelli più forti, possono spingersi ancora oltre. I piedi sanguinano e talvolta le unghie cadono, ma la ricerca della scarpa giusta è iniziata. Prima della Jordan 3, la scarpa è questione di ingegneria applicata all'atleta, con un occhio cinico alle prestazioni.

Durante il loro incontro, Hatfield nota che Jordan indossa un paio di scarpe in pelle e annota i suoi desideri per raggiungere quell'ambizioso traguardo che, di lì a poco, lo porterà ad essere il migliore di sempre: scarpe più basse, più leggere ed ancora più "sue".

Hatfield torna in sede, pensa di avere tutto. Ma il tempo stringe. Se Nike vuole salvare il suo rapporto con Jordan, deve non solo progettare la scarpa, ma anche preparare un prototipo da mostrare alla famiglia.
Il designer lavora insieme al suo team giorno e notte, parte dagli scarabocchi di Moore e li reinterpreta sulla base delle parole di Jordan segnate sul suo taccuino.

Tra quegli scarabocchi c'è anche la figura stilizzata di Jordan che va a canestro in una posa più da ballerina che da giocatore di basket, che sarebbe stato riconosciuta dal mondo intero come Jumpman Logo. 

Ballislife | Origin of Jumpman Logo
Parte del photoshoot che ha reso l'uomo Logo


È il giorno della presentazione. Il fondatore di Nike in persona Phil Knight e Tinker Hatfield volano a Brooklyn, ma prima di poter incontrare Jordan devono aspettare ore: l’atleta è ormai ad una riunione dall'abbandonare la casa di Beavarton, per cui arriva alla riunione con un atteggiamento che sembra non lasciare spazio a ripensamenti.

Hatfield inizia a parlare. Ripercorre la chiacchierata di qualche settimana prima, punto per punto in maniera abbastanza scrupolosa, precisa e affascinante. Jordan si mette dritto sulla sedia e cambia espressione: “Show me what you got” - mostrami cos’hai portato - lo intima. È il momento: Hatfield, oscurando persino la presenza di Knight, solleva il telo nero che copre quell’unico campione, realizzato in così poco tempo.

Sta mostrando la prima Jordan 3. 

1987-88 Michael Jordan Game Worn, Signed Shoes - Obtained From | Lot #81990  | Heritage Auctions
La storia autografata dal più grande


Bianche con inserti rossi e neri in onore dei Chicago Bulls, unità Air a vista per la prima volta su una Jordan, altezza mid top, pelle martellata; compare per la prima volta la nuova e distintiva Elephant Print, una trama tipo pelle di elefante che ha il compito si sostenere il tallone e la punta dell’atleta. Non solo:  il logo Nike è ora posto sul retro della scarpa e ,al suo posto, ben visibile sulla linguetta, c’è proprio Jordan che vola con le gambe aperte in schiacciata, quel Jumpman logo finalmente proposto sulla scarpa e non solo nei sogni di Moore. 

Le prime parole di Jordan sono “Di quanti colori le posso avere?”. Le prime parole della rinascita di un rapporto che è ormai indissolubile.

Il resto è storia. Con le Jordan 3 ai piedi, Michael regala al mondo la schiacciata dalla linea del tiro libero durante lo Slam dunk contest, la stagione regolare gli vale la vittoria del primo MVP e del Defensive Player Of the Year, primo giocatore di sempre a vincere entrambi i titoli, mentre ammicca ai fan negli spot TV di (e insieme a) Spike Lee.

Michael Jordan 1988 Dunk Contest 30th Anniversary - Air Jordan 3
Non era un salto, era un volo.

Da quel 1987 e da quelle J3 sono passati 34 anni e tante sneakers nate dalla collaborazione tra Nike e Jordan, oltre a migliaia di combinazioni colore.

Torniamo al 2021. In Italia, a Milano… nella mia scarpiera. Con la scarpa più bella, per me.

La mia prima Jordan è stata proprio una 3, acquistata in versione Fire Red nel 2013. Ormai l’ho distrutta, l’ho portata dalla neve alla sabbia, negli Stati Uniti e in Cina, ma fa ancora orgogliosamente parte della mia collezione. Anche io, nel mio piccolo, la ritengo una scarpa dallo stile definito, che pur non avendo lo swoosh riflette lo stile Nike, quello stile subito riconoscibile. Poi è anche molto comoda e si abbina perfettamente, nelle versioni chiare (che preferisco), a tutti gli outfit street.
A marzo 2020 ho arricchito la mia collezione con le Jordan 3 “Tinker Hatfield”, nella colorazione bianca e rossa, che ha gli swoosh e i lacci intercambiabili in 4 colori. È una scarpa che unisce il design unico del primo concept di Jordan 3 con un’altra scarpa che ha fatto la storia, la air Max 1 di cui parleremo in futuro.

Copertina a cura di Sneakergramma (cercalo su insta!)

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