SneakerStory: Jordan 11. La preferita di MJ

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Quando sei Michael Jordan, vieni da 3 campionati vinti consecutivi e già ti dipingono come uno dei più grandi di sempre nel tuo sport, hai bisogno di essere sempre al top, di spingerti sempre oltre le tue già straordinarie capacità.
Quando sei Nike, uno degli astri nascenti nel mondo degli articoli sportivi, hai fame di crescere, aggiungendo sempre qualcosa al già ottimo reparto Basket, spinto dalla divisione Jordan, capo stipite di una nuova generazione di giocatori, tecnologie e calzature.

I tuoi clienti hanno bisogno continuamente voglia di novità, ed aspettano ogni anno che Jordan metta ai piedi anche l'ultima arrivata, bramando di possederla.

Eppure. Siamo pur sempre tutti esseri umani. Le nostre fragilità sono umane e, anche se ti chiami Michael Jordan, l'imprevisto può cambiarti una vita che, finora, sembra proiettata nell'iperspazio.

Il 22 agosto 1993, in una giornata afosa, estiva, normale James Jordan viene assassinato al bordo di una strada. Sembra si fosse fermato per fare un riposino di ritorno dal funerale di un amico, ma che due malviventi l'avessero accostato per rubargli la macchina e, forse a seguito di un conflitto, lo uccisero; vennero poi rintracciati perché i due fecero qualche telefonata col telefono cellulare di Jordan. Il padre di Jordan non c'è più.

Metti play alla canzone sopra, prendi un pacchetto di patatine e una birra fresca che fa sempre bene, e goditi questa SneakerStory.


Michael Jordan non regge il dolore per la perdita di una delle sue fondamenta: lui ed il fratello Larry sono i perni su cui costruisce la sua vita nello sport (il padre preferiva il baseball) e nel basket, dove Mike sceglie il 23 per motivi famigliari (ve lo racconto qui). Prova a rimettersi in sesto per l'inizio della stagione, ma decide di mollare agli inizi di ottobre, quando il dolore non si placa e gli fa perdere il focus verso la vita sportiva.

Le mura di Nike tremano, di nuovo. L'ultima volta, quasi 10 anni prima, Michael stava per allontanarsi dallo Swoosh: non gli erano piaciute le prime due Jordan, ma grazie a Tinker Hatflied si era convinto a restare con loro. Uscì la Jordan 3, che vi racconto come scarpa della rinascita, che Michael piazza al secondo posto della sua personale classifica di Jordan brand.

Adesso il problema è forse più grosso: la gran parte della strategia di comunicazione del settore basket si basa sul giocatore dei Bulls, la nuova scarpa è già pronta...ma non c'è più l'atleta. Che succederà?

⏭️Fast forward a Febbraio 1994. Jordan prova a riprendere in mano la sua vita, mette ai piedi i tacchetti di ferro (Jordan 9 ai piedi, modificate da Nike per lo sport su terra) e decide di dedicarsi alla carriera nel Baseball, sport preferito del padre con il numero preferito dal padre (il 45), un tributo totale.

jordan 1994 baseball

Le cose però, non vanno come sperato: i puristi del baseball lo distruggono ad ogni partita giocata, le prestazioni non sono effettivamente al livello che Jordan si aspettava, i giornali sono più interessati alle partite di una squadra di Minor League Baseball che alle leghe maggiori, sempre per criticare quello che era solo il frutto di una passione viscerale.
Qualcosa gli cresce dentro: le parole si rincorrono, i rumors si fanno sempre più insistenti e, soprattutto, Jordan si fa rivedere negli edifici di proprietà Bulls a Chicago.
Dopo circa un anno lontano dai parquet più lucidi dell'intero globo, la F.A.M.E. (un'agenzia di management di atleti), rilascia un breve comunicato che infuoca le strade di tutti gli Stati Uniti:

i'm back fax Michael Jordan
3 semplici parole

Jordan è tornato. E Nike si prepara al più grande ritorno che lo sport abbia mai vissuto.

La scarpa.

Tinker Hatfield, dall'uscita di Jordan 3, si è affermato come assoluto creativo all'interno dell'HQ di Nike. Lo conosceremo anche per le Air Max 1, le Air Trainer, le Nike Mag di Ritorno al Futuro, le Huarache, ma innanzitutto è l'Head of Design della linea Jordan. Ogni scarpa, studiata nei minimi particolari, è sempre un record di vendite, un condimento dove la portata principale sono le vittorie delle canotte col toro, con gli MVP, gli Anelli e una presenza unica sul parquet: Jordan eleva alla massima potenza quello che fino a poco tempo prima erano, ed in parte ancora sono, Julius Erving, Magic e Larry Bird, per dirne alcuni.

Adesso però, ha bisogno di quel quid in più. Le Jordan 9 e 10, a causa del ritiro di Jordan, non erano state campioni in termini di vendita, ma sicure basi di partenza per lo sviluppo della scarpa del ritorno. Un ritorno che sarebbe potuto non arrivare mai, ma Hatfield credeva che Jordan fosse ormai anche fuori dal parquet, e che la sua linea di scarpe sarebbe sopravvissuta al rito. Ci voleva solo quella giusta.

Jordan 9
jordan 10

Breve commento: due scarpe dalle linee semplici, ma che lasciano intravedere ciò che sarebbe arrivato dopo.

Hatfield decide di esagerare: prende il meglio delle due scarpe (l'altezza della 9, l'allacciatura dinamica migliorata della 10) ma sviluppa due concetti pionieristici per l'epoca.
Il primo, riguardo i materiali, è l'uso della pelle lucida: messa ai piedi, questa è una Jordan elegante, che sembra possa essere indossata ad un evento di gala piuttosto che in un campo da basket. Un'idea ripresa dalle amate auto da corsa di Michael, un altro spunto del genio di Hatfield che lo riporta al centro della scena cestistica. Se His Airness tornerà a schiacciare, dovrà farlo seguendo i suoi piaceri personali: ama il basket, amerà le scarpe.
Il secondo, tecnologico, è uno piatto di carbonio all'interno dell'intersuola, che rende ogni passo più rapido e ogni salto più esplosivo. Insieme all'AIR a tutta lunghezza, sarà il game changer del 1995. Se Jordan tornerà, sarà la versione migliore di sé stesso a partire dai piedi.

uno degli sketch

Un tripudio a 360° attende questa scarpa.

Come finisce la storia.

Jordan torna nella stagione 1995-1996 ed allaccia per la prima volta la J11 Concorde 👇

unica

Una scarpa che lascia senza fiato i tifosi, ma anche la NBA, che dopo appena due partite intima Jordan di non usarle perché la pelle lucida non è permessa sui parquet. Come la primissima edizione, questo dà un'ulteriore spinta alle vendite, che decollano senza praticamente fermarsi. Ed anche Jordan, dopo un primo periodo di assestamento, torna a volare.

His Airness ricomincia a macinare numeri come prima del ritiro, vincendo l'MVP della stagione regolare, delle finali ed ovviamente il suo 4° anello, un piccolo assaggio del secondo three-peat.

Jordan piange per terra.

Il giorno in cui Michael Jordan vince, insieme ai Bulls, il 4° Anello della sua carriera è...il giorno del papà: batte i Seattle Supersonics il 16 giugno 1996, dedicandogli, in lacrime, la vittoria. Michael Jordan è tornato.

capite la grandezza?

Jordan definisce la 11 la migliore scarpa della sua linea che abbia mai indossato, ed io personalmente riesco a comprenderne i motivi: la scarpa è bellissima e unica, con un fascino inimitabile, ma se leggo questa storia capisco anche il modo straordinario di interpretare il ritorno da Tinker Hatfield, la "rabbia" sportiva di Jordan di riprendersi il trono ed il perché, dopo 27 anni, anche questa scarpa è qui per restare, macinando record di vendite ogni anno nella sua uscita natalizia.

Io ho un paio di Bred, tu hai Jordan 11?

PS. Sai che queste Jordan appaiono anche in uno dei capolavori cinematrografici di tutti i tempi? Guarda tu stesso 👇

Space Jam Jordan 11
ecco le J11 con cui Michael ha salvato i Looney Tunes!

Colgo l'occasione di questo articolo per segnalarvi una nuova, interessante, collaborazione:
@quelladellesneakers è una ragazza che fa delle foto super, appassionata di sneakers come me e che vedrete, di tanto in tanto, negli articoli "PILLS BY EYES"... perché se è vero che content is King anche l'occhio vuole la sua parte.

Vi lascio qui i suoi primi scatti di una Dunk particolare, uscita in 4 colorazioni di cui lei ha scelto la "pesca": Dunk High Retro Acid Wash.

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